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Oasi della Bruschera

 

L’Oasi Bruschera è stata designata con Deliberazione della Giunta Regionale n. 34934 del 19 luglio 1988; l’Amministrazione Provinciale di Varese ne ha affidato la gestione, ai sensi dell’art. 12 della L.R. 47/78, all’Amministrazione del Comune di Angera.

 

Il SIC e la ZPS sono stati individuati ai sensi della Direttiva 92/43/CEE, che prevede la costituzione di una rete ecologica europea denominata Natura 2000, ossia di un sistema coordinato e coerente di aree destinate alla conservazione della diversità biologica presente nel territorio dell'Unione Europea ed in particolare alla tutela di una serie di habitat e specie animali e vegetali indicati negli allegati I e II della Direttiva 92/43/CEE e delle specie di cui all'allegato I della Direttiva 79/409/CEE.

 

La Rete Natura 2000 è costituita dalle Zone Speciali di Conservazione (ZSC) e dalle Zone di Protezione Speciale.

Attualmente la rete ecologica è composta da due tipi di aree: le ZPS, previste dalla Direttiva "Uccelli", e i Siti di Importanza Comunitaria (SIC) che verranno classificati come ZSC; tali zone possono avere tra loro diverse relazioni spaziali, dalla totale sovrapposizione alla completa separazione.

 

L’Oasi faunistica Bruschera è stata istituita, secondo l’art. 3 del Regolamento di Gestione, al fine di proteggere “tutta la fauna presente, con particolare riferimento al rifugio, alla riproduzione ed alla sosta dell’avifauna migratoria e stanziale nidificante, della vegetazione lacustre e palustre e del territorio in generale nella sua integrità di importante zona umida e paesaggistica”.

 

Da regolamento, l’oasi risulta suddivisa in Zona 1, in parte ricadente nei confini del SIC e suddivisa ulteriormente in Zona A e B, e Zona B1, quest’ultima caratterizzata da un livello di protezione inferiore.

Nella Zona A, la normativa prevede il divieto assoluto di caccia e pesca, di raccolta o danneggiamento della vegetazione spontanea, oltre che di ingresso dell’area con mezzi motorizzati sia via acqua che via terra. I confini amministrativi delle Zone A e B dell’Oasi sono riportati nella Figura.

 

 

 

La ZPS “Canneti del Lago Maggiore” risulta costituita da una serie di aree disgiunte, distribuite lungo la porzione terminale del Lago Maggiore, due delle quali corrispondono con i SIC “Palude Bozza-Monvallina” , "Sabbie d'oro" e “Palude Bruschera”. Il sito comprende habitat e numerose specie di importanza comunitaria legate agli ambienti umidi e risulta essere di particolare importanza per quanto concerne l'avifauna migratrice, costituendo un'importante area di sosta per ardeidi, anatidi, rapaci, limicoli e numerose specie di passeriformi legate agli ambienti palustri (ad es. genere Acrocephalus). Molto ben rappresentata è anche l'erpetofauna, presente con diverse specie di interesse comunitario.

 

I principali motivi di preoccupazione per l'area consistono perlopiù nell'avanzata degli insediamenti antropici, peraltro recentemente rallentata, e nel pericolo di colmature per alcuni dei canneti.

 

La porzione di ZPS corrisponde esattamente al territorio compreso entro il SIC “Palude Bruschera”.

Il SIC “Palude Bruschera” si estende su un’area di 164 ha a Sud dell’abitato di Angera, a Nord è delimitata da un’insenatura del lago in cui è collocato l’Isolino Partegora e a Sud dalla Roggia Bruschera. L’area è attraversata da più corsi d’acqua, i più importanti dei quali sono il Torrente Vepra e la Roggia Sacri Cuori. Questa zona umida riveste un’importanza internazionale poiché collocata su un’importante rotta migratoria di numerose specie ornitiche che qui sostano tra i fitti canneti del lago.

 

La zona umida della Bruschera, collocata sulle sponde del Lago Maggiore, rappresenta uno degli ultimi lembi di foresta allagata della Lombardia, caratterizzata da un vasto bosco igrofilo ad Ontano nero Alnus glutinosa, un sistema di risorgive, prati umidi, stagni e canneti insieme a boschi di querce in cui sono inseriti piccoli appezzamenti agricoli.

L’area mostra, infatti, una grande varietà di ambienti, da quelli più marcatamente idrofili, a quelli igrofili fino ad ambienti propriamente terrestri. In uno spazio ridotto si succedono dunque condizioni edafiche diversificate che permettono lo sviluppo di un’elevata varietà di ambienti e quindi di biocenosi, mediante una dislocazione delle specie che si dispongono secondo le rispettive esigenze nei confronti della risorsa idrica.

 

Le formazioni più marcatamente igrofile si collocano nelle immediate vicinanze della sponda lacustre o di corpi d’acqua interni e nelle zone con falda molto superficiale, che determina la presenza di un importante sistema di risorgive (nell’area nord-orientale), mentre nelle fasce più interne del SIC si insediano le specie meno igrofile. Le formazioni forestali, procedendo da Nord verso sud, appartengono al Robinieto misto per una stretta fascia in prossimità dell’ingresso Nord del SIC, prima dell’inizio dell’oasi, alle foreste alluvionali rappresentate dall’Alneto di Ontano nero e al Querceto di Farnia Quercus robur.

 

Le formazioni presenti risultano piuttosto estese, poiché le foreste di caducifoglie e le boscaglie occupano rispettivamente circa il 41% e il 10% dell’area. Nella porzione settentrionale, la presenza di terreni torbosi frequentemente allagati e quindi con un maggior ristagno d’acqua permette la formazione di boschi a dominanza di Ontano nero. Nella parte centro-settentrionale del SIC, caratterizzata da terreni più asciutti, è invece presente un bosco a latifoglie mesofite con dominanza di Farnia.

 

Le aree boscate insistenti nell’area paiono possedere buoni caratteri di naturalità e conservazione; le tipologie forestali afferenti alla categoria delle formazioni antropogene, come il Robinieto, risultano piuttosto contenute in termini di estensione. Nell’area più igrofila, caratterizzata dall’Alneto di Ontano nero, e soprattutto nella porzione centrosettentrionale del SIC risultano inoltre abbondanti formazioni igrofile a Salicone Salix cinerea, che forma densi ed intricati arbusteti, accompagnato sporadicamente da Phragmites australis, Typha latifoglia, Viburnum opulus, Equisetum telmateja, Iris pseudoacorus e Thelypteris palustris, con uno strato erbaceo, discontinuo, formato principalmente da Carex acutiformis e Filipendula ulmaria.

Un’ampia porzione del SIC, approssimativamente il 20%, è occupata da torbiere, stagni e paludi mentre le praterie umide e di mesofite caratterizzano il 9% del sito. Le formazioni erbacee igrofile comprendono canneti (i più rappresentati) e cariceti. La fascia di canneto che copre la zona litorale è una fitocenosi semiacquatica, che costituisce dal punto di vista fitosociologico un’associazione a bassa diversità specifica e con esigenze meso-eutrofiche, dove Phragmites australis rappresenta la specie dominante, con una densità che varia in relazione alle condizioni ambientali, spesso accompagnata da Typha latifoglia e Iris seudacorus.

 

Il canneto costituisce una formazione vegetale, tipica di ambienti umidi, estremamente importante per lo sviluppo e il sostentamento di numerose specie animali, potendo essere considerata a pieno titolo un vero e proprio ecosistema e rivestendo anche un’importante funzione ecotonale, come zona di transizione tra due ecosistemi, quello terrestre e quello lacustre. Esso svolge inoltre una funzione di produzione primaria, e quindi si colloca alla base della catena alimentare, fornendo cibo a invertebrati, pesci e uccelli acquatici. Le aree di canneto offrono habitat idonei alla deposizione delle uova e allo svolgimento di vera e propria nursery per il novellame di alcune specie ittiche e anfibie, nonché allo sviluppo dei primi stadi vitali di quasi tutte le specie ittiche litorali e alla nidificazione di numerosi uccelli acquatici. La fascia del canneto ha, inoltre, un ruolo importante non solo per le comunità biologiche, ma anche per la prevenzione e riduzione dell'erosione naturale delle sponde lacustri, grazie alla stabilizzazione dovuta alle radici e alla dissipazione dell'energia legata al moto ondoso e alla corrente. Essa può, infine, influenzare la qualità delle acque lacustri, svolgendo una naturale depurazione delle acque, mediante la filtrazione e l’assorbimento, a livello degli apparati radicali e rizomatosi, dei nutrienti e degli altri potenziali inquinanti contenuti nelle acque di dilavamento che afferiscono dal bacino imbrifero al lago. Come i canneti anche i cariceti rappresentano vegetazioni floristicamente povere e monotone ma ecologicamente e funzionalmente di primaria importanza. All’interno del SIC, i cariceti di norma occupano zone più esterne ma con terreni ugualmente facilmente esondabili. Questa formazione erbacea nel SIC risulta parzialmente degradata e frammentata.

 

Nell’area collocata a Nord-Ovest del SIC, ricadente nell’Oasi di protezione, sono rilevabili comunità idrofile fitosociologicamente ascrivibili all’alleanza Nymphaeion. Il sito è dunque caratterizzato dalla presenza di habitat di notevole interesse naturalistico, legati alle foreste umide e alle aree paludose, che ospitano una vegetazione e una fauna peculiari e che mostrano un buon grado di naturalità e conservazione.

Il notevole interesse naturalistico di questo sito deriva dalla presenza di habitat di interesse comunitario e dal buono stato di conservazione degli stessi. In tabella è riportato l’elenco degli habitat di interesse comunitario ai sensi della Direttiva 92/43/CEE (inseriti nell’Allegato I), presenti all’interno del SIC “Palude Bruschera”.

 

Le specie animali d’interesse conservazionistico presenti nell’ambito della Palude Bruschera sono elencate nella Tabella , per ciascuna è indicato il grado di protezione secondo la L. 157/92, che disciplina il prelievo venatorio e detta norme per la protezione della fauna omeoterma, l’allegato delle direttive comunitarie Habitat e Uccelli in cui compaiono e l’eventuale categoria di appartenenza secondo la classificazione IUCN.

Nella Tabella  si indica l’elenco delle specie floristiche importanti presenti entro i confini della Palude Bruschera, per ciascuna si riporta lo status, l’indice di frequenza sul territorio provinciale (Macchi, 2005) e la classificazione secondo la lista rossa nazionale.

 

Potete consultare il sito www.angera.it  per la flora e la fauna maggiormente presenti in Oasi.

 

 

MONITORAGGI:

 

icona pdf piccola.jpg L'Avifauna acquatica della ZPS IT 2010502 "Canneti del Lago Maggiore"

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